“ Cosa succede davvero lo sappiamo tutti, incluso il momento in cui i bimbi paffuti cominciano a piangere disperati per la stanchezza, i regali sono brutti o doppi, la nonna comincia a rompere i coglioni a una zia a caso, la mamma litiga con uno zio, i cognati non si parlano, gli adolescenti vorrebbero essere in camera a leggere Twilight o a chattare su Facebook, i single si devono giustificare perché sono single e tutti si annoiano moltissimo. Il cibo sarà troppo e, se si è finiti a casa di una parente femmina che non sa cucinare, scadente. Le donne saranno isteriche per la stanchezza dei preparativi, gli uomini annichiliti dall’eccesso di famiglia. I regali sono brutti, non tutti ne hanno ricevuti a sufficienza. C’è sempre un vegetariano che spinge i robusti piatti tradizionali qua e là con la forchetta facendo finta di niente. Le luminarie sono tamarre. Ah sì: i regali sono brutti. Il Natale è la grande livella fra i sessi: non ce n’è veramente uno che si stressi di più dell’altro, anche se magari le donne si caricano una quota più ampia dell’acquisto dei (brutti) regali e della preparazione del (pesantissimo) cibo. Ma per il resto siamo uniti nello stracciamento di santissimi che ci tocca, inesorabilmente, ogni anno; e che ogni anno affrontiamo sperando in un revival del momento in cui, quando eravamo bimbi paffuti, ci siamo svegliati una mattina per trovare il soggiorno intasato di regali, e tutta la famiglia intorno a noi. Ci torniamo perché è più faticoso inventarsi una scusa che andarci; perché c’è sempre quel parente lì che ci fa piacere vedere; perché ci sembra un buon modo per espiare eventuali peccati commessi durante l’anno. ”